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Il continente della Nebbia

Febbraio ci ha salutato prima con l’ unica nevicata dell’ anno e poi con un altro strano evento (da queste parti); quella cosa che Qualcuno diceva che quando c’è non si vede.

Insomma che la nebbia esistesse lo sapevamo, ma che addirittura arrivasse fin dentro le nostre case era del tutto inaspettato.
Tanto che, nel giro di poco mi sono messo zaino in spalla e ho cercato subito un luogo abbastanza in alto da godermi lo spettacolo del mare bianco sul panorama a cui siamo abituati.

La prima passeggiata

Ovviamente non è stata cosa semplice per diverse ragioni:

-I pomeriggi soleggiati tra mattine e sere nebbiose
-Le temperature non esattamente fredde
-la presenza, a bassa quota, di poche zone di “campagna”

ma questo non mi ha comunque fermato dal raggiungere quote abbastanza elevate e godermi lo spettacolo direttamente DENTRO la nebbia



Uno dei problemi in cui ci si può imbattere quando stiamo fotografando un paesaggio nebbioso con una fonte di luce abbastanza intensa è che difficilmente riusciremo subito a vedere un effetto simile a quello che vediamo con i nostri occhi.
Questo perchè la nostra vista, o meglio, il nostro cervello tende a compensare la luce attorno a noi che risulterà più “diffusa” dandoci quella strana sensazione sfuggente simile a quando abbiamo gli occhiali sporchi

La contea dall’ alto.

arrivato al punto più alto della mia esplorazione, quello di cui avevo bisogno era un luogo abbastanza in alto per immortalare lo scenario “letterario” che stavo cercando.
E non ci è voluto molto, in realtà.

[Se non state ancora fischiettando sui violini del tema di Rohan nel Signore degli Anelli, allora vi sblocco io questa suggestione]

C’è da dire che, nonostante tutto i paesaggi, negli scatti originali, non sembravano così nebbiosi ed in effetti a ripensarci nonostante fossi arrivato a quasi 800mt di altitudine l’ effetto da me sperato non era così intenso… Ma nulla che con una dedicata sessione di postproduzione non si possa risolvere!

Discesa, tramonto e ritorno

la fortuna più grande del vivere tra uno dei vulcani più pericolosi del mondo e il mare è quello di poter godere di tramonti quotidiani sempre molto sentimentali.
Immaginate ora l’ effetto con questa nebbia così diffusa…
Ci siete riusciti?
Vi do una mano.

alla luce crepuscolare anticipata e resa ancora più blu dalla foschia, tutto ha iniziato a prendere una sfumatura mistica, come dopo un potente incantesimo in cui le nuvole erano le ultime tracce di fumo.

Una volta al buio e con le luci elettriche a prendere il posto degli ultimi raggi solari non mi è restato che scendere di nuovo in città.
Prima, però, a salutarmi come in uno dei racconti di Howard Phillips Lovecraft, è emerso dalla nebbia una fantasia rocciosa non euclidea. Avvolta dal controluce dei fari e dei lampioni ignara del formicolio di vita che abbandonava la montagna per lasciarla alla sua vita notturna e misteriosa c’era:

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